Isabella Tomasi di Lampedusa. La più grande dei Gattopardi di F. Bellanti

Isabella Tomasi di Lampedusa- La più grande dei Gattopardi di Francesco Bellanti è un’opera che si impegna sin dall’inizio di stupire. È come una promessa che l’autore fa innanzitutto a se stesso e poi al lettore.

Un libro nuovo e originale, scritto da un laico che getta nuova luce su una vicenda rimasta per lungo tempo ancorata a un approccio agiografico.

In questo suo ultimo lavoro edito dalla casa editrice Carello nell’autunno del 2021, l’autore si cimenta nella narrazione della vita controversa di un semi sconosciuto personaggio vissuto nell’ormai lontanissimo 1600. Un’epoca segnata da profondi cambiamenti che saranno le basi del Mondo Moderno.

Il libro vuole esaltare l’intimità dell’anima di una figura a tratti mistica e per certi versi avvolta da luce sovrannaturale. Caratteristiche che usualmente portano ad interpretazioni ambigue quando ci si addentra in storie religiose come quella di questa monaca seicentesca e della sua nobile famiglia, che ha una imbellente priorità: dare al proprio acerbo casato la santità. Quella santità che avrebbe celato, occultato la poco reprensibile vita del loro capostipite Mario Tomasi.

La storia di Isabella viene incastonata nelle pagine del romanzo cogliendola sempre attraverso le sue intime riflessioni. Francesco Bellanti svolge un lavoro difficile riuscendo a far emergere il lato interiore di un personaggio venerato da una comunità da secoli, lasciando trasparire quasi sempre quel velo misterioso che ricopre da secoli suor Maria Crocifissa della Concezione (il nome che prende coi voti benedettini nel 1662) e il monastero dove ha trascorso la sua vita da mistica religiosa e di Santa viva.

 Un racconto rivoluzionario che cerca di entrare nella mente e nei sogni di una fanciulla al di là delle aspettative e del progetto della famiglia, nelle speranze di una giovane nobile destinata – forse contro la sua volontà – a non sposarsi e ad abbracciare un percorso di santità non voluto.

L’impianto narrativo di questo lavoro risulta alquanto originale. L’autore, come se avesse una suggestiva interazione con la monaca (una caratteristica dell’autore che possiamo ammirare in altri suoi lavori), con un’abilità poetica sopraffina riconosce ad Isabella Tomasi quell’alone di santità che le viene attribuito dalla propria storia ma allo stesso tempo attraverso l’intima essenza della sua anima e della sua mente complessa la tiene attaccata al mondo terreno e alle priorità del suo casato. Quasi come se in lei si svolgesse una vera e propria battaglia, una sorta di bipolarità (carnale/spirituale), un contrasto fra il mondo esterno (quello al quale ha rinunciato per vocazione spirituale o per dovere familiare, o per entrambi i motivi) e la sua reclusione religiosa. Questo dilemma è il fulcro di tutto il romanzo, contornato da personaggi storici del paese, cardinali, santi, diavoli, avvenimenti fra i quali spiccano sicuramente quelli della Lettera del Diavolo e del dialogo fra suor Crocifissa e il Diavolo. Dei passi molto intensi e profondi al quale l’autore dedica un intero capitolo.

Un racconto che fa emergere parole piene di angoscia, paura, dubbi, sconforto, gioia e tristezza di una donna tanto venerata dal popolo del suo paese ma guardata spesso con sospetto da tanti chierici e teologi, parole di una donna consapevole di essere entrata nel tempo giusto, nel terreno della salvezza, nell’amore e nel tempo dell’eternità.

Pur essendo un argomento, quello religioso, in generale, poco appetibile al lettore medio, questo libro merita l’attenzione dunque per l’abilità dello scrittore di scandagliare l’anima di un personaggio in odore di santità ma allo stesso tempo, proprio per il medesimo motivo, misterioso e affascinante insieme alla famiglia stessa.

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